Go Slow Italia Onlus  
Manifesto Go Slow
Newsletter
Ufficio Stampa
Contatti
Home
 
Iniziative e Progetti
Documentazione
Documentazione
 

Il turismo reagisce di fronte alla sfida del cambiamento climatico

Da qualche anno a questa parte, in occasione dei vari convegni e dibattiti cui sono chiamato a partecipare, ho potuto constatare un’attenzione crescente, unita ad una montante preoccupazione, nei confronti del cambiamento climatico e, logicamente, nei confronti delle prevedibili ricadute sulle attività turistiche. Quest’anno poi questo aspetto si è ancor più accentuato poiché l’Organizzazione Mondiale del Turismo – agenzia specializzata delle Nazioni Unite - ha deciso di dedicare a questo rilevante fenomeno atmosferico il tema della giornata mondiale: “Il turismo reagisce di fronte alla sfida del cambiamento climatico”.

In effetti, se si esclude l’agricoltura, sono ben poche le attività umane che dipendono dalla meteorologia e dalla climatologia nella stessa misura del turismo, un fenomeno che risente sia dell’ andamento quotidiano del tempo che dell’evoluzione climatica di lungo periodo.
Se vi riflettiamo un istante possiamo inoltre facilmente renderci conto che il turismo, e più ampiamente le attività di tempo libero, rappresentano una gamma di attività e di iniziative che in gran parte si realizzano all’esterno, all’aria aperta.

Da questo punto di vista appare chiaro che il turismo rischia di apparire «vittima» e risentire quindi in misura decisamente negativa del cambiamento climatico, ma, in pari tempo, non è difficile constatare che lo stesso turismo rappresenta una componente tutt’altro che trascurabile del cambiamento in atto, poiché contribuisce, con i suoi flussi crescenti e con i suoi talvolta devastanti eccessi, al processo di riscaldamento del nostro pianeta ed al progressivo diffondersi dell’effetto serra. Di fronte a tutto questo occorre dunque interrogarsi, mettersi profondamente in discussione e prepararsi a reagire per evitare il peggio.

Numerosi esperti del settore, dopo aver effettuato ricerche e studi specifici, hanno insistentemente evidenziato, non senza motivate ragioni, che: «ridurre da subito le emissioni di gas a effetto serra rappresenta un costo relativamente modesto, se comparato al costo dell’inattività». Compete dunque a noi dirigenti ed operatori responsabili, sottolineare e far comprendere come proprio l’inattività risulterebbe la peggiore delle reazioni possibili, con conseguenze gravissime per il settore del turismo e indubbiamente pesanti anche per l’intera società, tenuto conto del posto che questo fenomeno ricopre all’interno dell’economia mondiale.

In questa prospettiva diviene quindi di importanza vitale che i rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, così come gli imprenditori che operano all’interno delle destinazioni turistiche, cerchino di cogliere la reale consistenza del fenomeno e di verificarne le sue evoluzioni e le prevedibili ricadute che, come già sottolineato, si annunciano pesanti, per porre in essere con la massima tempestività i possibili rimedi. Logicamente anche noi del BITS ci siamo sentiti coinvolti nell’affrontare il tema dell’anno ed abbiamo quindi promosso azioni di sensibilizzazione su vasta scala nei confronti dei nostri soci ed avviato anche iniziative specifiche di approfondimento e di confronto. Tra queste iniziative una delle più recenti, ed anche una delle meglio riuscite, è stata senz’altro la programmazione del “seminario mediterraneo sullo sviluppo sostenibile del turismo e la posta in gioco conseguente al cambiamento climatico”, seminario che si è tenuto a Barcellona lo scorso maggio in stretta collaborazione con il Governo Catalano.

Le motivazioni specifiche e puntuali che ci hanno spinto a programmare questa iniziativa seminariale si basano sostanzialmente su una serie di preoccupazioni che riguardano i seguenti quattro ambiti:

  1. gli spazi litorali e le piccole isole
  2. il consumo di acqua ed il processo di desertificazione
  3. la diminuzione della biodiversità e delle foreste tropicali
  4. l’arretramento dei ghiacciai e delle superfici innevate

È del tutto evidente che all’interno dei quattro scenari menzionati vi sono numerosi e rilevanti motivi di preoccupazione per l’intero pianeta e non soltanto per il bacino mediterraneo o per il continente europeo. Nel corso di un mio intervento introduttivo ho potuto sottolineare come per rendersi conto dell’importanza del fenomeno sia sufficiente riferirsi al graduale riscaldamento ed all’innalzamento del livello degli oceani e dei mari, innalzamento che si accompagna all’erosione delle falesie e delle spiagge creando danni evidenti all’ambiente e, di conseguenza, alle attività turistiche. Inoltre, poiché in Italia abito molto vicino alle Alpi,  che sono francesi, svizzere, austriache, slovene, ma più di tutti “italiane”, non ho potuto nascondere la mia forte  preoccupazione per tutto ciò che riguarda il futuro delle attività turistiche e degli sport invernali.

La posta in gioco è estremamente importante in quanto il turismo e gli sport invernali, con le loro 600 stazioni sciistiche e gli oltre 12.000 impianti di risalita, rappresentano per le popolazioni dell’intero arco alpino una risorsa pressoché insostituibile con un  volume di affari che annualmente supera i 50 miliardi di euro. Ebbene, un recente studio dell’Istituto Météo France, sostiene che nelle Alpi, fino a 1500 metri di altitudine, un aumento della temperatura di 1,8 gradi comporterebbe la perdita di 40 giorni di innevamento, rispetto ai cinque mesi attuali. E noi sappiamo che una stazione sciistica alpina ha bisogno di almeno 100 giornate di apertura per garantire un risultato minimamente utile sotto il profilo economico. 

Se così fosse, nella stragrande maggioranza delle stazioni invernali alpine, si rischierebbe di non sciare più a Natale o a Pasqua e, di conseguenza,  si perderebbero migliaia di posti di lavoro, poiché i numerosissimi impianti di risalita diverrebbero pressoché inutilizzabili.
A fronte di queste semplici considerazioni risulta evidente che il cambiamento climatico rappresenta una vera sfida per il mondo del turismo e per l’intera collettività mondiale, poiché è altrettanto chiaro che il dilatarsi del fenomeno andrebbe ad incidere, come in parte sta già avvenendo, nei comportamenti, negli stili di vita, nei ritmi e nei tempi della società.

In questo contesto non ritengo che sia il caso di aprire altri fronti, mi limiterò pertanto soltanto ad accennare che recentemente il noto economista statunitense Jeremy Rifkin ha fatto rilevare gli effetti perversi che il cambiamento climatico sta avendo sull’agricoltura. Siccità, alluvioni e altri cataclismi climatici stanno pesantemente incidendo sulla produzione di alimenti di base in molte aree del mondo, causando in oltre 30 Paesi in via di sviluppo una sostanziale crisi alimentare, la qual cosa finisce con il metterci di fronte ad una vera e propria sfida umanitaria. Infatti, mentre il prezzo del petrolio continua a salire, la forbice tra popolazioni ricche ed obese e intere collettività povere e sottonutrite, rischia fatalmente di allargarsi e, conseguentemente, di innescare prevedibili reazioni conflittuali che potrebbero sfociare in uno scontro di portata epocale tra i pochi ipernutriti  ed i tanti che sono oggi assediati dalla morsa della carestia.

Senza nasconderci le difficoltà, siamo dunque chiamati ad assumerci la nostra parte di responsabilità ed a dare il buon esempio ricercando le prime risposte efficaci, elaborando le possibili proposte ed indicando le eventuali piste alternative. Va da sé che una diversificazione dell’offerta di prodotti turistici che, oltre alle classiche attività all’aria aperta, punti anche sull’utilizzo e sulla valorizzazione di spazi interni adeguatamente attrezzati e sull’arricchimento dell’offerta di servizi culturali, costituisce generalmente la migliore e più immediata risposta che affranca gli operatori da un’eccessiva dipendenza dall’andamento climatico.

Non vorrei però correre il rischio di apparire banale o superficiale e, pertanto, non intendo assolutamente nascondere che anche questo processo di graduale diversificazione e riconversione richiede un’azione di lunga durata, azione complessa ed articolata che deve essere accuratamente studiata per risultare sostenibile ed adeguata alle caratteristiche delle singole realtà territoriali. Occorrerà infatti  fare ricorso a nuovi investimenti per introdurre moderne tecnologie, predisporre un intenso programma di formazione per elevare il livello di professionalità, creare nuovi prodotti in grado di allungare la stagione e, soprattutto, far crescere la consapevolezza dell’alto valore dei beni ambientali, culturali, artigianali e artistici che costituiscono l’essenza vera di ogni seria proposta turistica e che vanno pertanto tutelati e valorizzati da parte delle autorità pubbliche, degli imprenditori, delle comunità di accoglienza e dei turisti.

Avviandomi alla conclusione vorrei per un istante riferirmi al pensiero di Benedetto XVI° il quale, nel suo messaggio pastorale scritto in occasione della Giornata Mondiale della Pace, ci ha ricordato che la Comunità Sociale deve ispirarsi ai valori su cui si regge la Comunità Famigliare, poiché “la Comunità dei Popoli vive in una casa comune: la Terra.”
Occorre quindi che noi si abbia cura della Terra come della propria casa e, di conseguenza, considerato che la tutela dell’ambiente comporta responsabilità e costi, questi ultimi “devono essere distribuiti con giustizia, tenendo conto delle diversità di sviluppo dei vari Paesi e della solidarietà con le generazioni future”. Secondo Benedetto XVI° ci si deve pertanto “adoperare per una saggia utilizzazione delle risorse e per un equa distribuzione della ricchezza”.

Credo che non sfugga a nessuno come in queste due ultime affermazioni si evidenzi da un lato una forte sintonia con quanto già magistralmente sostenuto nella Populorum Progressio, una delle più importanti encicliche sociali donataci da Paolo VI° successivamente alla conclusione del Concilio Vaticano II°, mentre dall’altro mi sembra altrettanto evidente il sostanziale legame con la nostra visione umana, sociale e cristiana del turismo.
Un turismo concepito innanzitutto come diritto dell’uomo e di tutti gli uomini; un turismo che non distrugge e non deturpa, ma che protegge e valorizza il patrimonio ambientale; un turismo che rispetta le culture e le tradizioni delle popolazioni visitate e, infine, un turismo i cui grandi profitti vanno a beneficio non dei soli Tour Operators, ma anche delle Comunità Locali e dei loro territori.

Ma noi tutti sappiamo bene che nella sua attuazione pratica questa concezione del turismo è tutt’altro che condivisa, tanto è vero che, fino ad ora, il fenomeno turistico non è stato affatto proposto e vissuto così e, per gran parte, continua a non essere così!
Questa constatazione non deve però scoraggiarci; non dobbiamo smettere, neanche per un attimo, di andare contro corrente, dobbiamo piuttosto continuare con rinnovata convinzione e rafforzata energia a promuovere un turismo che non sia solo un importante fattore economico, ma che risulti attento ai valori della Socialità, della Sostenibilità e della Solidarietà. Ecco allora che Socialità, Sostenibilità e Solidarietà vengono a costituire gli assi portanti su cui costruire il vero Turismo, quello che io amo definire, “Turismo dello Sviluppo”, un Turismo che privilegia la qualità rispetto alla quantità e la collaborazione rispetto alla conflittualità.

Un turismo non solo “per tutti” perché Sociale, ma anche “di tutti”, perché Sostenibile e “con tutti” perché Solidale, vale a dire accessibile, genuino, partecipato ed autenticamente responsabile e consapevole. In altri termini si può sostenere che un autentico “Turismo dello Sviluppo”, oltre a favorire crescita economica equilibrata e coesione sociale, può e deve divenire il luogo in cui l’uomo, grazie alle più moderne tecniche dell’accoglienza e della comunicazione, dell’animazione ambientale e culturale, non solo ritempra il proprio fisico, ma, attraverso conoscenze non effimere e superficiali di altri di altri popoli, di altre storie, di altre tradizioni e di altri patrimoni ambientali,  si arricchisce culturalmente e spiritualmente.

(Norberto Tonini Presidente del BITS - Comitato Mondiale Etica del Turismo)

Back Back

  Agenda
Diventa socio

Copyright 2009 Associazione Go Slow Italia Onlus - Realizzazione a cura di Officine Kairòs Comunicazione Integrata Officine Kairòs
Chi siamo Centro Studi RIcerche Reti regionali Diventa Socio